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Fin dalle sue origini, il Cinema, l'arte dell'immagine in movimento ha prodotto un proliferare di immagini fisse. La fotografia e il manifesto hanno accompagnato il film, cercando di fissare e rendere durevole ciò che per definizione era evanescente. Così, senza neanche prendere in considerazione una valutazione estetica sui valori di composizione del manifesto, scelta dei colori, grafica dei personaggi o la relazione del testo e dell'immagine, quello che all'origine doveva essere soltanto un'esistenza effimera con una finalità fortemente mirata, ha acquistato col passare del tempo il valore della testimonianza. È diventato riferimento socio-culturale sullo stato dei costumi e delle mentalità, sui divieti e i tabù, sui soggetti suscettibili di sedurre o di scioccare una certa società.
In tutti i casi, sui muri, delle città e dei paesi o nella "hall" dei cinema, il manifesto deve attirare l'attenzione con un messaggio semplice immediatamente identificabile al tempo stesso per la sua capacità di evidenziare, di attirare, di suggestionare.
L'invito a vedere un film è tanto più efficace quanto si propone incompleto, sospeso
Deve provocare la voglia di decifrare il messaggio andando a vedere il film di cui esso mette in scena, in modo allusivo, le seduzioni.
La collezione Maurizio Baroni dedicata agli anni sessanta ha dunque un valore di riferimento eccezionale per il modo di comunicare agli spettatori ciò che
il cinema promette: emozioni, divertimento, situazioni avventurose, licenziose o scioccanti. Più semplicemente trasmette il piacere, quello del "voyeur" che osserva un mondo al tempo stesso vicino e lontano di donne attraenti e di maschi virili intrecciati con racconti comici o drammatici vissuti per procura.
Le centinaia di icone raccolte qui, rappresentate attraverso tutte le loro forme, sono la testimonianza di un'arte popolare a base di erotismo e di violenza. Gli ingredienti abituali del messaggio spettacolare. Le immagini attiravano il pubblico nelle sale oscure in un'epoca in cui la televisione non aveva ancora pervertito le abitudini della gente e in cui le sale erano piene di una folla desiderosa di vibrare, ridere o piangere, di fronte alle ombre fuggitive, davanti sullo schermo.
Jean Gily 
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Maurizio Baroni con
Gina Lollobrigida
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